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Il Tanzania è un grande Paese
dell'Africa subequatoriale dove vive una mescolanza di popoli eredi di una
realtà coloniale che si è conclusa nel 1961.
In tutta la nazione si respira aria di tradizione e di transizione, di
sfruttamento e indipendenza, di un triste passato, di un presente incerto,
di un futuro ignoto. Come unica costante, una miseria diffusa che ne fa uno
dei paesi più poveri del mondo.
Le tre grandi scommesse di Nyerere: lotta contro la miseria, l'ignoranza e
le malattie si scontrano ogni giorno con il prolungarsi di una crisi
economica che non accenna a migliorare.
La cronica insufficienza di finanziamenti per il settore sanitario e
l'aumento dei costi hanno portato ad un serio deterioramento delle strutture
sanitarie, all'impossibilità di reperire in misura adeguata i farmaci e gli
strumenti necessari e quindi ad una caduta di qualità del servizio sanitario
stesso. La situazione è ancora peggiorata dall'aumento della domanda per i
servizi medici dovuta sia all'incremento della popolazione (37 milioni di
abitanti) che alla tragedia dell’HIV/AIDS (il 60% di giovani dai 15 ai 19
anni è sieropositivo).
In questa difficile realtà si trova ad operare l'ospedale di Ikonda dei
Missionari della Consolata di Torino. L'ospedale è posto a oltre 2000 metri
di altezza in una regione particolarmente povera e isolata. Per raggiungere
la capitale sono necessari due giorni di viaggio in fuoristrada. La
struttura è stata creata negli anni ’60 per far fronte ad una mortalità
materno-infantile che superava il 50% dei parti. Dapprima l'attività era
limitata al settore ostetrico, ma ben presto si è reso indispensabile
ampliare la costruzione per far spazio alle altre necessità. Attualmente
l'ospedale offre 200 posti letto, funzionano due sale operatorie fornite di
autoclave, una sala Rx, un laboratorio di analisi, un centro per la
riabilitazione dei bambini denutriti, due scuole di pre-nursing e di
laboratorio e sono disponibili i più importanti farmaci in quantità
sufficiente. L’ospedale di Ikonda serve una popolazione di circa 200.000
persone. Naturalmente assiste tutti coloro che hanno necessità di cure,
indipendentemente dal gruppo etnico o religioso di appartenenza.
E in questa struttura, nel 1990, ho iniziato con l’ottico
Piergiorgio Armani la mia avventura oculistica. Dopo un primo viaggio
esplorativo, abbiamo attrezzato un ambulatorio con gli strumenti
indispensabili e in seguito abbiamo allestito una sala operatoria per la
chirurgia oculare. E un giovane “medical assistant” è stato istruito
affinché potesse far fronte quotidianamente ai più comuni problemi
oculistici. Per un mese all’anno abbiamo trascorso le nostre vacanze a
Ikonda visitando i casi più complessi e operando i pazienti reclutati nei
villaggi durante i periodici controlli a domicilio del medical assistant. In
seguito altre persone si sono unite a noi e hanno fatto sì che ogni missione
fosse sempre più proficua sia per l’aspetto medico che chirurgico.
In questi anni abbiamo effettuato migliaia di visite, consegnato farmaci e
occhiali, operato decine di persone. A questa attività ospedaliera abbiamo
affiancato una attività medico-chirurgica in alcuni dispensari della savana
dove – se possibile – la situazione sanitaria è ancora peggiore.
Dalla nostra esperienza abbiamo ricavato molte gratificazioni umane e
professionali. E qualcosa di buono è stato fatto. Le esigenze sono però
quotidiane e la nostra presenza sporadica non può che essere considerata
insufficiente. Ci auguriamo che presto anche altri prendano la ripida strada
che porta a Ikonda. Perché fintanto che esisterà la povertà sarà necessario
il nostro aiuto.
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