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Nel mio studio ho appeso un quadro che rappresenta scene di “vita ospedaliera” al Muhimbili Medical Center di Dar Es Salaam.
E’ un opera naif che in poco spazio rende molto bene l’idea di che cosa succeda tutti i giorni in un ospedale.
Ci sono ammalati a letto, avvolti in kanga colorate, e accanto ad ognuno ci sono almeno due persone che gli fanno compagnia.
Nella sala operatoria alcuni chirurghi stanno lavorando nella pancia di una donna sorridente… forse un parto cesareo.
In un’altra stanza l’uomo sul lettino sta per essere sottoposto ad una radiografia e accanto una graziosa infermiera sta facendo una iniezione ad un uomo che, opportunamente, si è calato braghe e mutande.
Un altro paziente è in trepida attesa del risultato della lettura di un vetrino: sarà malaria?
E fuori dall’ospedale la vita di tutti i giorni: le bancarelle dove acquistare un po’ di frutta, chi va e chi viene, chi a piedi, chi in auto o in ambulanza, chi aiutandosi con grucce o bastoni o addirittura in ginocchio…

Questo quadro, acquistato in Tanzania durante uno dei miei viaggi, è un Tingatinga: una corrente pittorica nata proprio a Dar Es Salaam negli anni ’60 quando Edward Saidi Tingatinga (1932-1972) cominciò, per arrotondare le sue povere entrate, a dipingere animali e piante su tavolette di legno. Non potendo acquistare colori acrilici, utilizzava i colori normalmente usati per dipingere le biciclette. Le sue opere sono caratterizzate da tinte molto vivaci, da immagini ben definite, con un certo che di fantastico. Dalla sua scuola è nata una cooperativa di artisti che, mantenendo le caratteristiche originali, ha ampliato l’attività pittorica arricchendola con nuovi soggetti: non più solo i “the big five” (antilope, elefante, ippopotamo, leone, giraffa), ma anche spaccati di vita quotidiana in cui sono ben evidenti i segni di una crescente vitalità e il dinamismo del popolo africano.
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