H O M E RUAHA NATIONAL PARK





Il viaggio da Ikonda a Dar Es Salaam dura due giorni.
Quella volta decidemmo di fermarci per la notte in un parco: il Ruaha National Park.

Arrivammo verso sera, giusto in tempo per una doccia e per sfamarci.
Lasciammo i nostri 4x4 vicino alle casette e ci incamminammo verso la costruzione dove veniva servita la cena. Osservai che sul sentiero erano ben evidenti tracce di animali passati di lì (le loro cacche, per intenderci). Chiesi a Drazen se fosse prudente andare in giro a piedi. Mi rispose con l'incoscienza tipica dei missionari: "non ti preoccupare, gli animali di notte dormono". (E tutte le riprese notturne di caccia che abbiamo visto nei documentari televisivi? Fotomontaggi creati in studio?)
C'erano pochissimi ospiti a tavola: non è un parco molto frequentato e si trova al di fuori dei circuiti turistici.
Ci fermammo a lungo a chiacchierare, a bere caffè Afrika, a osservare quel cielo così nero in cui le stelle brillano come non mai, ad ascoltare i rumori della savana di notte...
Dopo qualche ora un ragazzo di avvicinò a noi con aria preoccupata: "ma dove sono le vostre auto?", "su, davanti alle casette" rispondemmo. E lui di rimando "e ora come ritornate?", "a piedi!". Non mi sentii certo più tranquilla quando affermò: "ma qui è pericoloso andare in giro a piedi".
Dovevamo percorrere solo 500 metri. Un niente, ma ora sembrava una distanza enorme.
Drazen sdrammatizzò subito la situazione con uno "stiamo vicini" e di nascosto - ma io me ne accorsi - mise il colpo in canna alla pistola che aveva con sè. Accesi la mia Mag-lite e a ranghi serrati ci incamminammo verso le nostre casette.

Dopo pochi passi illuminai due occhi ad una decina di metri da noi: era un leopardo che ci stava seguendo. Procedeva silenzioso e fiero con la testa elegantemente girata verso il nostro gruppetto e con la coda in su. Mi sentii raggelare. Feci un cenno a Drazen che si mise un dito sulle labbra per farmi intendere di non parlare.
Il leopardo ci seguì per tutto il percorso e quando finalmente giungemmo davanti alle nostre porte proseguì altezzoso la sua passeggiata notturna.
Non credo di essere stata mai tanto veloce nell'aprire, ma soprattutto nel richiudere, una porta: solo in quel momento ricominciai a respirare normalmente ma il mio cuore impiegò qualche minuto prima di riacquistare il suo ritmo.