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Per me è impossibile parlare di Africa senza parlare di Piergiorgio. Mi sembrerebbe di fargli un torto.
PG è stato il mio fedelissimo compagno in tutti i viaggi africani: è un
ottico con una famiglia numerosa, una azienda commerciale ben avviata, l'ottimismo e l'allegria di un ragazzino.
Quell'estate dell'1989 aveva preso accordi con Maria - sua conoscente, infermiera a Lomè - per andare a trascorrere qualche giorno in Togo. L'oculista dell'ospedale, venuto a conoscenza del suo prossimo arrivo, aveva richiesto fili per sutura e farmaci che PG non sapeva come procurare: mi telefonò per chiedermi se potevo aiutarlo. Ci conoscevamo appena.
Dopo pochi giorni PG partì per il Togo con i fili per sutura, i farmaci e... con me.
Da quel primo viaggio, si creò un sodalizio mantenuto saldo da dodici spedizioni fatte in completa armonia e sintonia di intenti: a me la parte medica e chirurgica, a lui la parte ottica e "diplomatica".
Col tempo arrivò al punto di far costruire appositamente le montature degli occhiali da portare in Africa. Non era pensabile, nel suo perfezionismo, riciclare occhiali smessi dai suoi clienti. Lui voleva un occhiale fatto su misura per i visi degli africani: naselli e ponti ampi, aste lunghe, anelli equivalenti, cerniere robuste...
Ne fece due modelli: Fadì (per ricordare il nostro amico ustionato) e Afrique (in onore del continente che ci aveva stregato).
Quante persone ha fatto felici quando, con gesto magnificente, poneva sul naso l'occhiale e diceva: soma! (leggi!).
Caro PG... alla prossima.
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