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Padre Renna ci disse "quando avete finito di lavorare, andiamo dai Masai: dobbiamo avvisarli che siete qui, se qualcuno di loro ha bisogno...".
Fu così che, prima del tramonto, attraversammo la savana arida e spinosa per raggiungere il loro accampamento. Padre Renna sembrava conoscere la strada. Ma strada non c'era e neanche pista. Zigzagava tra le acacie, evitava le pietre, aggirava le buche. Dopo un bel po' vedemmo un grande recinto di rami e spini, "ecco, siamo arrivati".
C'era un piccolo passaggio e un ragazzo lo controllava. Sorrise al missionario e disse "karibuni, benvenuti". Insieme rispondemmo "hasante sana, grazie". Spiegò che nell'accampamento c'erano poche persone perchè tutti erano in bush per le cerimonie di iniziazione. Trovammo alcune mamme con bambini piccoli, qualche anziano, i guerrieri rimasti per fare la guardia.
Subito notai che alcune donne mi guardavano e ridacchiavano tra loro. Dopo un po' cominciai a sentirmi in imbarazzo. Non mi sembrava di essere tanto comica. Chiesi a PG "ho qualcosa che non va?", "ma no, sei solo impolverata". Mah!
Dopo lunghi minuti una donna si avvicinò a me con passo deciso e... mi toccò (anzi, mi diede proprio una palpatina). Rimasi basita. Padre Renna, che capiva cosa si stavano dicendo, scoppiò in una grassa risata, "stai tranquilla, volevano solo accertarsi che tu fossi una donna, perchè non ne hanno mai vista una con i pantaloni!".
Dopo aver... accertato, mi invitarono a visitare la loro capanna, si profusero in gentilezze, mi offrirono, da una lunga zucca vuotata, latte mescolato con sangue.
Guardai gli occhi dei loro bambini, raccomandai - inutilmente - di lavarli con cura, diedi qualche flacone di collirio.
Il sole stava tramontando, gli animali cominciavano a reclamare la mungitura, la strada per tornare era lunga e tortuosa: era già ora di salutare e andare via. Hasante sana.
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