H O M E MALARIA


In Africa, come anche in altri Paesi a clima caldo-umido, la malaria fa strage. Anche la malaria è una malattia della povertà.

E' conosciuta molto bene: una zanzara maledetta (l'anofele) ospita nel suo stomaco o nelle sue ghiandole salivari un microrganismo (il plasmodium). Quando punge una persona trasferisce il plasmodio che comincia a riprodursi e in poco tempo insorge la malattia. Se una zanzara "sana" punge una persona infetta, anche questa diventa una veicolo e può a sua volta infettare altre persone. Uno scambio zanzara-uomo-zanzara che è causa di malattia per milioni di esseri umani. Esistono vari tipi di plasmodium, sicuramente il più pericoloso è il falciparum che può provocare la malaria cerebrale di cui si può morire.

Fino a 50-60 anni fa la malaria era presente in Europa (anche in Italia) e negli Stati Uniti: grazie al famigerato DDT, alla bonifica ambientale, alla disponibilità di farmaci antimalarici la malattia è stata sconfitta nei paesi industrializzati.
Continua a mietere vittime nei paesi più poveri, in Africa soprattutto.

Già nel 2001 l'OMS raccomandava l'uso di una terapia combinata a base di derivari dell'artemisina (ACT). 

I derivati dell'artemisinina possiedono qualità che li rendono particolarmente efficaci: sono estremamente potenti, agiscono in fretta (il parassita viene eliminato velocemente e le persone si ristabiliscono rapidamente), sono molto ben tollerati e complementari ad altre classi di trattamenti. 

Nel rapporto ACT NOW to get Malaria treatment that works to Africa (ACT NOW per dare all'Africa una terapia efficace contro la malaria), pubblicato dalla Campagna per l'Accesso ai Farmaci essenziali di MSF nell'aprile 2003, si legge: 

In Africa ogni anno la malaria uccide da 1 a 2 milioni di persone. Nel continente africano, la malaria è la causa del 30-50% dei ricoveri ospedalieri e costa ogni anno 12 miliardi di dollari. 

La campagna globale di eradicazione della malaria, lanciata dall'OMS negli anni 50, mirava a sconfiggere la malattia attraverso il controllo dei vettori e una terapia efficace. Questo programma ha avuto successo in alcune regioni dell'Asia, nell'America settentrionale e in Europa, ma non nell'Africa sub-sahariana. Nel 1969 ci si è concentrati su un obiettivo meno ambizioso: controllare la malattia attraverso le terapie. A quel tempo, la terapia d'elezione era la clorochina, somministrata per tre giorni. Grazie a quest'efficace campagna, il tasso di mortalità ha continuato a calare fino all'inizio degli anni 80. 

Purtroppo, a partire dai primi anni 80, non ci sono stati più miglioramenti. Al contrario, la situazione è peggiorata drasticamente. Nel periodo tra il 1982 e il 1997 la media annua dei casi si è quadruplicata rispetto ai tassi registrati tra il 1962 e il 1981. Anche il tasso di mortalità è aumentato in modo incontrollato: studi ospedalieri condotti in vari paesi africani hanno documentato che i decessi per malaria sono raddoppiati o triplicati. Il continuo utilizzo di farmaci inefficaci, malgrado gli spaventosi livelli di resistenza, è alla base del crescente fallimento delle terapie. 

I paesi africani, pur tenendo nella massima considerazione il suggerimento di esperti mondiali, di passare dalle vecchie ed inefficaci terapie a base di un solo farmaco a delle terapie con combinazioni di farmaci, sono costretti a fermarsi a combinazioni transitorie, meno costose, per mancanza di risorse.

Un efficace controllo della malaria richiede una forte volontà politica dei governi dei paesi in cui la malattia è endemica, che permetta l'implementazione di programmi completi di prevenzione e terapia. Ma, mentre la comunità internazionale si è fortemente impegnata sul fronte della prevenzione, fino ad oggi non ci sono state azioni concrete a sostegno di un miglioramento della terapia. 

Bisogna rifornire l'Africa di un farmaco efficace contro la malaria.