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Gli interventi "a bulbo aperto" richiedono condizioni di sterilità assoluta e strumentazione precisa. Ormai da molti anni vengono effettuati solo al microscopio operatorio che consente un ingrandimento ottimale per il controllo visivo delle diverse strutture oculari.
E' per queste ragioni che decidere di operare in Africa, in un ospedale non attrezzato per la chirurgia oculare, mi ha richiesto un certo coraggio.
Ma il coraggio mi è stato letteralmente infuso da tre vecchietti ciechi.
Erano arrivati faticosamente in ospedale, a piedi, da chissà dove, tirati con un bastone da qualche parente più giovane. Si muovevano timorosamente, ingobbiti, macilenti.
Alla visita riscontrai una cataratta ormai avanzatissima. Dissi loro che non ero in grado di operarli perchè mi mancavano i mezzi necessari.
Il giorno seguente si ripresentarono e il giorno dopo ancora e così giorno dopo giorno.
Suor Magda mi disse che non potevano andare in nessun altro ospedale, che non si rassegnavano a morire ciechi, che dovevo inventarmi qualcosa: devi operarli tu: non puoi accecare delle persone già cieche (lei, da parte sua, avrebbe pregato molto).
Una sera cercai di trovare un sistema per operarli, senza fare danni, con i miei pochi mezzi e... a occhio nudo. Feci l'inventario dei miei ferri e progettai fase per fase l'intervento: avrei modificato una tecnica antica (quella che si utilizzava quando non c'era il microscopio). Non è facile da spiegare ai non addetti, quindi lascio perdere i dettagli...
Avvisai i tre vecchietti che il giorno seguente sarebbero stati operati: mi dissero che si erano fermati appositamente, perchè lo sapevano!
Feci pulire accuratamente la sala, Piergiorgio mi diede un occhiale ingrandente (un mal di testa!) e, quando iniziai a lavorare, suor Magda iniziò a pregare (mi disse anche che avrei potuto imprecare liberamente, se ne avessi sentito la necessità) e, uno dopo l'altro, operai tutti e tre. Soffrii molto ma andò tutto bene.
Da quel momento mi ripromisi che l'anno seguente ci sarebbe stato tutto quello che serve per operare dignitosamente "a bulbo aperto": microscopio operatorio, set completo di ferri chirurgici, sostanze viscoelastiche, cristallini artificiali...
E così successe.
L'anno seguente i tre vecchietti si ripresentarono. Erano irriconoscibili: passo deciso, abiti in ordine, sorriso sulle labbra: vedevano! E volevano essere operati nel secondo occhio!
Contribuirono anche al buon andamento degli interventi altrui: erano esperti, loro! Spiegavano ai malati cosa avrebbero dovuto fare, incoraggiavano, tenevano loro la fronte ben appoggiata alla lampada a fessura durante la visita. E quello più arzillo (e impertinente!) diceva agli altri: quando la mganga wamacho vi chiede qualcosa rispondete solo sì o no: non capisce altro!
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