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La storia di Grace è molto
diversa da quella di Fadhili.
Una suora dell'ospedale la vide chiedere l'elemosina lungo le strade del
villaggio. Riconobbe subito l'origine delle cicatrici che la deturpavano. Il
viso era rovinato, un occhio non poteva chiuderlo, la mano sinistra ridotta
ad un moncherino. La povertà estrema completava il quadro. La suora si fece
raccontare la sua storia e la portò in ospedale, insieme alla nonna cieca e
ad un fratellino ritardato (qualcuno dice che le disgrazie non vengono mai
da sole!). I suoi genitori erano morti ed era lei a provvedere al
sostentamento della famiglia.
Le fu dato un vestitino pulito, una saponetta e un bel foulard per coprirsi
il capo ustionato.
Per sistemare l'occhio dovetti fare un innesto cutaneo prelevando il tessuto
da dietro l'orecchio.
Credo che i suoi giorni più felici siano stati quelli trascorsi in
ospedale: un letto pulito, tanti sorrisi, finalmente risolto il problema di
dover sfamare la nonna e il fratello.
Chiesi a suor Magda quale futuro avrebbe potuto avere Grace, cosa fare per
poterla aiutare una volta dimessa dall'ospedale.
Mi disse che sarebbe stata una bella idea aprirle una bottega dove vendere
zucchero, farina, fagioli... E fu così che, investendo cento dollari,
acquistai la "bottega di Grace" e, spero, anche un po' di serenità
per lei e la sua famiglia.
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