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Bagamoyo è una piccola città a poche decine di chilometri da Dar Es Salaam.
Merita la visita non solo per la bella spiaggia e non certo per i villaggi turistici che hanno costruito. Merita la visita per il marchio che porta impresso in ogni strada, su ogni pietra: è stata avamposto del commercio degli schiavi da "esportare" a Zanzibar per essere poi venduti nei Paesi Arabi. Naturalmente gli schiavi non arrivavano al porto a mani vuote: erano costretti a trasportare lunghe e pesanti zanne di elefante dall'interno del Tanganika fin sulla costa.
Il nome Bagamoyo in lingua swahili significa "qui lascio il mio cuore" e questo rende molto bene l'idea dei sentimenti che provavano le persone costrette ad arrivare fin lì.
Sono ancora evidenti le bitte a cui i negrieri incatenavano gli schiavi, il caravanserraglio e le vecchie costruzioni fortificate, ormai quasi diroccate.
In questa città arrivarono, intorno al 1860, anche i Padri dello Spirito Santo che fondarono la prima missione cattolica dell'Africa orientale e iniziarono la lotta allo schiavismo, che finalmente si concluse nel 1920. Nella missione c'è un piccolo museo che espone foto e oggetti di quell'epoca. E i volti di quegli uomini fotografati più di cento anni fa sono così simili a quelli che vediamo tutti i giorni sul nostro televisore: sono volti rassegnati, spauriti, volti di chi ha lasciato il cuore altrove.
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