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Alcuni anni fa il presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki, constatò che nella mappa sulla diffusione dell’Aids nel mondo la maggior parte dei casi di Aids si verifìcava nei paesi più poveri, soprattutto in Africa dove vive il 70% della popolazione sieropositiva. Mbeki allora dichiarò che la vera causa dell’Aids è la povertà. E fu polemica: “Non è vero, la vera causa dell’Aids è il virus Hiv e non la povertà...”. Ma è altrettanto innegabile, oggi, che esiste un circolo vizioso Aids-povertà. La causa dell’Aids è il virus Hiv, ma la causa maggiore di diffusione dell’Hiv nei paesi subtropicali è la povertà. Perché? Perché l’Aids introduce maggiore povertà, in termini di morti e di spese per i funerali, per cui le famiglie si sfiancano economicamente; in termini di perdita di lavoro, perché l’Aids colpisce la classe produttiva e riproduttiva; in termini di capacità manageriali, perché ne vengono contagiati anche dirigenti e imprenditori, ecc.
La povertà, a sua volta, aumenta la diffusione dell’Aids perché crea disperazione nelle famiglie, nelle comunità, nelle donne che sono anche le più vulnerabili e spesso si prostituiscono per dar da mangiare ai loro figli.
Nel considerare gli effetti dell'Aids è necessario quindi fare una distinzione rispetto al Nord e al Sud del mondo. Se infatti nei paesi del Nord una persona sieropositiva grazie alle cure, alla maggiore sensibilizzazione, alle migliori opportunità e alle buone condizioni di vita può convivere con la malattia e progettare il proprio futuro, questo non avviene per la maggioranza delle persone infette che risiede nell’Africa sub-sahariana.
Infatti l’epidemia in Africa ha effetti devastanti su tutte le componenti della società: famiglie, economia, istituzioni, politica... Basti pensare che oggi ci sono 40 milioni di persone infette, di cui 29 milioni nell'Africa subsahariana; 3 milioni sono bambini al di sotto dei 15 anni; 13 milioni di bambini sono rimasti orfani a causa dell’Aids e si prevede che entro il 2010 la cifra degli orfani supererà i 25 milioni; ogni giorno ci sono 6000 casi di nuovi infetti fra i giovani nel mondo. A tutti i livelli della società l’epidemia crea dei vuoti, per colmare i quali ci vorranno anni.
Questi vuoti non sono solamente in termini di vite umane, ma anche di competenze professionali. L’epidemia sta colpendo le generazioni che sono artefici dello sviluppo del proprio paese, le persone che avevano studiato e che stavano costruendo quel tessuto economico e sociale necessario per i vari programmi di sviluppo attuati negli ultimi trent’anni.
Troppo spesso gli accordi commerciali internazionali antepongono la logica del profitto a quella della vita e della sua tutela. È l’Organizzazione Mondiale del Commercio che regola l'accesso ai farmaci e al loro utilizzo, ma questo non è giusto; dovrebbe essere l’Organizzazione Mondiale della Sanità o l’ONU. Ci sono diritti che non sono commerciabili.
Altro scandalo è la crescita delle spese militari nel mondo e il calo della spesa sociale e di quella per gli aiuti internazionali. Su quale sicurezza si vuole costruire il futuro dell’umanità? Quale pace si può costruire in questo modo?
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